Curiosità

LA DIPLOMAZIA SVIZZERA E L'ARCHITETTURA DEI SUOI IMMOBILI:
 CLASSE E DISCREZIONE

Parigi, ambasciata

La Confederazione ha acquistato nel 1928 l’Hotel Chanac de Pompadour, costruito nel 1705 dall’architetto francese Pierre-Alexis Delamair (© Renaud Sterchi, UFCL)

Abbiamo scelto di dedicare questo spazio al lavoro della storica dell’arte Catherine Courtiau che ha selezionato alcuni tra i luoghi più emblematici della diplomazia svizzera, per il loro interesse patrimoniale, storico o stilistico. Lo ha fatto attraverso la publicazione di un libro che porta alla luce alcuni bijoux dell’architettura.
«Nulla di appariscente in questi spazi di pietra o di cemento; solo un discreto pizzico di classe. Nessuna stravaganza né esuberanza; solo un marchio di qualità e artigianalità», scrive Didier Burkhalter nella prefazione del libro «Ambassades et représentations suisses à l’étranger», pubblicato dalla Società di storia dell’arte in Svizzera (SSAS). Il libro presenta 34 delle circa 150 rappresentanze diplomatiche che la Confederazione possiede o affitta nei cinque continenti. Tra gli immobili risalenti al XVIII e XIX secolo, si trovano molti palazzi o dimore signorili. «Alcuni edifici avevano già un forte legame con la Svizzera. Spesso appartenevano a nobili elvetici residenti a Roma, Berlino o Parigi, spiega l’autrice Catherine Courtiau. Ciò succede anche oggi ad esempio nel caso della splendida villa fatta costruire da un banchiere di Zurigo a L’Avana nel 1954-56 e affittata dalla Confederazione nel 1959».
Nel XX e XXI secolo, la Confederazione ha fatto spesso ricorso ad architetti elvetici per la costruzione di nuovi stabili e per la ristrutturazione di quelli più antichi, adattati a nuove esigenze tecnologiche, funzionali e di sicurezza.

Tokyo, ambasciata e residenza diplomatica

La residenza ospita un arazzo dell’artista franco-svizzero Le Corbusier, “Les Musiciennes”, 1953. (© Hannes Henz ,UFCL)
Per ragioni finanziarie, l’autrice Catherine Courtiau non ha potuto visitare le diverse sedi diplomatiche, ma ha lavorato su documenti d’archivio. «È difficile per una storica dell’arte avere a disposizione unicamente delle fotografie: come distinguere la pietra dal marmo, la seta dalla carta da parati?», spiega Catherine Courtiau. «Eppure questo viaggio virtuale si è rivelato appassionante perché ho potuto comunque conoscere molti architetti attivi sul posto e ho fatto incontri di tutti i tipi».

(Foto: Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) - Testo: Isabelle Eichenberger, swissinfo.ch e Catherine Courtiau)